BALISTICA ESTERNA

 

 

di Giuseppe Zoppi

 

 

 

Ritenendo la balistica interna  (il cui campo d’azione va dalla percussione dell’innesco all’uscita della palla dalla volata dell’arma) di scarso interesse pratico per il cacciatore di selezione, è opportuno passare a trattare con attenzione la balistica esterna, che studia il tragitto del proiettile dalla volata dell’arma fino all’impatto con il bersaglio. Cenni di balistica interna sono inseriti nel capitolo dedicato alle munizioni.

Il proiettile si muove lungo una traiettoria curva che è influenzata da due fattori: la forza di gravità e la resistenza dell’aria. La forza di gravità inizia ad avere effetto sulla palla fin dal momento in cui questa esce dalla volata dell’arma, esattamente come se la palla fosse lasciata cadere da ferma. La resistenza dell’aria rallenta progressivamente il proiettile e fa in modo che la caduta dovuta all’attrazione gravitazionale diventi sempre più marcata man mano che aumenta la distanza dalla canna dell’arma.

Per il cacciatore è conveniente avere una traiettoria il più possibile tesa e questo può essere ottenuto dando al proiettile un’alta velocità iniziale ed usando proiettili efficienti dal punto di vista aerodinamico. Se consideriamo la distanza di tiro (fino a 300 metri circa), l’efficienza aerodinamica della palla non è di importanza fondamentale e la tensione della traiettoria si ottiene lanciando il proiettile a velocità elevata. Naturalmente l’impiego di una palla altamente aerodinamica non ha alcun inconveniente, ma i suoi vantaggi sono apprezzabili soprattutto a distanze notevoli (500 metri ed oltre).

Una opportuna regolazione dell’ottica di mira consente di sfruttare nel miglior modo possibile la traiettoria del proiettile. Sparando con la canna perfettamente orizzontale la palla inizia immediatamente a cadere verso il basso e la caduta immediata rende la distanza di tiro utile piuttosto breve, senza che la traiettoria attraversi mai la linea di mira.

Quando invece la linea di mira è regolata in modo da inclinare la canna verso l’alto, il proiettile incrocia la linea di mira due volte: parte sotto la linea di mira e la attraversa dal basso verso l’alto dopo aver percorso una breve distanza (di solito intorno ai 30metri o poco di più), per un certo tratto si muove sopra la linea, poi la attraversa di nuovo dall’alto verso il basso ed inizia a cadere in modo sempre più marcato. I punti di incontro sono considerati valore zero, mentre i punti che si trovano sopra la linea sono identificati con un valore positivo (per esempio +5 cm) e quelli sotto la linea con un valore negativo (per esempio –5 cm). Quando si parla di azzeramento dell’arma ci si riferisce al secondo di questi punti di incontro, che viene stabilito al momento di tarare l’ottica e che viene deciso in base alla traiettoria del proiettile, la quale dipende dal calibro dell’arma, dal tipo di munizionamento usato e dall’altezza della mira ottica rispetto all’asse della canna. La regolazione della carabina deve essere effettuata da una posizione il più possibile stabile, idealmente da un apposito bancone dotato di rest regolabile o di sacchetti di sabbia di altezza adeguata, sostenendo l’arma sia in corrispondenza dell’astina (mai della canna) che dietro l’impugnatura. Tutto ciò ha lo scopo di ridurre al minimo l’errore umano, ma è necessario sottolineare che anche il tiro dal bancone richiede tecnica e pratica ed i risultati ottenuti da un esperto sono ben diversi da quelli di un principiante. Il bersaglio ideale per questo scopo, se si utilizza un cannocchiale di mira con reticolo a croce come la maggior parte dei cacciatori, è un quadrato disposto con una diagonale perpendicolare ed una parallela al terreno, di dimensioni adatte alla distanza di tiro ed al numero di ingrandimenti dell’ottica. E’ comunque possibile impiegare con risultati soddisfacenti anche altri tipi di bersaglio.

Talvolta si è tentati di azzerare a distanza troppo lunga allo scopo di aumentare la portata utile. Così facendo la traiettoria è eccessivamente alta prima di arrivare alla distanza di azzeramento e questa è una situazione da evitare per più di un motivo. I proiettili sparati dalle moderne carabine da caccia hanno una traiettoria molto tesa e raggiungono il loro punto di massima altezza poco oltre la metà della distanza di azzeramento, quindi se lo zero è troppo lontano il cacciatore nella maggior parte dei tiri agli ungulati si trova penalizzato dalla palla che viaggia considerevolmente più alta della linea di mira. Inoltre tutti sanno che la traiettoria si alza nei tiri inclinati verso l’alto o verso il basso proporzionalmente all’angolo di inclinazione, ma non tutti sanno che l’innalzamento è contenuto quando la palla sul terreno orizzontale si muove vicina alla linea di mira ma aumenta considerevolmente man mano che aumenta l’altezza del proiettile sulla linea di mira nel tiro in orizzontale. Per questo motivo se la traiettoria in pianura raggiunge l’altezza già eccessiva di 10 e più centimetri, in montagna dove i tiri inclinati sono quasi la regola l’altezza può diventare tale da mancare completamente il bersaglio. Con armi camerate per calibri moderni la traiettoria è sufficientemente tesa da consentire un tiro utile fino a 250 metri ed oltre senza alzare eccessivamente la palla sulla linea di mira. In questo modo anche nei tiri inclinati la traiettoria non viene alterata in modo tale da compromettere il risultato.

Parlando di balistica esterna bisogna prendere in considerazione anche il vento che è in grado di modificare la traiettoria, però in modo variabile dal momento che, a differenza della forza di gravità, non ha sempre la stessa direzione ed intensità. L’effetto del vento è dipendente dalla direzione in quanto è massimo quando è perpendicolare alla linea di tiro (definito ad ore 3 o ore 9 , dove il bersaglio è ad ore 12 ed il tiratore ad ore 6) e diminuisce se la direzione si avvicina alla posizione ore 6 oppure alla posizione ore 12. Se il vento è parallelo alla linea di tiro l’effetto è praticamente nullo.

Semplificando l’argomento si può affermare che la deviazione laterale è legata alla massa della palla ed al tempo impiegato per raggiungere il bersaglio (questo tempo viene in genere definito TOF, dalle iniziali delle parole inglesi “time of flight”). I proiettili veloci resistono al vento meglio di quelli lenti ed i proiettili pesanti meglio di quelli leggeri.

Le palle molto leggere sono deviate dal vento in modo considerevole ed anche per questo motivo, oltre che per altri legati alla balistica terminale, non è consigliabile usare per la caccia agli ungulati proiettili di peso inferiore a 90 grani, peso che impone un diametro minimo di 6,2 millimetri. Nelle gare di tiro a distanze estreme, per esempio 1000 yarde,

la capacità di valutare l’intensità e la direzione del vento è determinante per il risultato della prova. A distanze di tiro di 200 o 250 metri il vento incide in misura minore, ma un vento trasversale violento è comunque in grado di alterare il risultato del tiro al punto di provocare il ferimento di un animale che in condizione di calma sarebbe abbattuto in modo corretto. E’ perciò importante che il cacciatore tenga conto del vento al momento del tiro, arrivando a rinunciare ad effettuare tiri a lunghe distanze in presenza di un forte vento trasversale.

Una sufficiente conoscenza della balistica esterna consente al tiratore di capire cosa succede al proiettile durante il viaggio verso il bersaglio e di conseguenza gli permette di sfruttare al meglio le possibilità del sistema arma/ottica/munizionamento. Chi ha una conoscenza insufficiente di questo argomento può provare a recitare questa invocazione:

“Tongue of toad and blood of bat,

  Send my bullet where the crosshair’s at.”